sabato, 30 dicembre 2006
Cari voi MILANONERA si è trasferita all'indirizzo: www.milanonera.com aggiornate i vostri link!
confessione firmata, 30/12/2006 14:02 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:news
domenica, 24 dicembre 2006
Mi sono, vi ho, fatto un bel regalo di Natale: Milanonera.com
Il nuovo sito non è ancora del tutto pronto, siamo in pieno trasloco e sono stati importati solo pochi post. Però sono già visibili tutte le novità e le potenzioalità del nuovo  MilanoNera.
Innanzi tutto nuova grafica più accattivante e poi ricerche mirate e link fra i vari articoli: c'è la lista aggiornata di tutte le recensioni, degli autori e dei titoli con tanto di voti. Insomma non è più un blog verticale come questo ma una vera e propria rivista on line da dove partendo da un singolo articolo si può andare in giro con tanti collegamenti. Per ora non dico altro perché sono al lavoro per far funzionare tutto. Ditemi se la grafica vi piace e se l'idea vi stuzzica. E un'altra cosa: MilanoNera si doterà presto di una redazione stabile. I redattori avranno la propria login e la propria password e potranno pubblicare direttamente i loro articoli. Dedicheremo anche una pagina ad ogni collaboratore con tanto di foto, biografia e link. Vuoi essere dei nostri? Stay in touch and write a mail!
E aggiornate i vostri link, da gennaio siamo tutti su www.milanonera.com
Ancora buon Natale
confessione firmata, 24/12/2006 18:24 | Permalink | commenti (2) in parlatorio
categoria:editoriali
sabato, 23 dicembre 2006
Cari lettori di MilanoNera tanti cari auguri noir per un felice Natale.
Dopo i bagordi delle feste però tornate a trovarci: dal 27 dicembre MilanoNera si rinnova completamente. Tantissime novità, una nuova veste grafica ed una gradita sorpresa. Non mancate!
confessione firmata, 23/12/2006 12:02 | Permalink | commenti (4) in parlatorio
categoria:news
venerdì, 22 dicembre 2006
Chi ha detto che a Natale si è tutti più buoni? A guardarla bene, la notte silente delle luci colorate, dei grandi pranzi in famiglia, dei regali da scartocciare con trepidazione, possiede un lato oscuro, carico di mistero. Venti scrittrici e scrittori italiani raccontano il Natale in giallo: c'è chi festeggia nei sotterranei bui di Bologna; chi alla luce cruda dei neon di un ospedale; chi svela gli scheletri nell'armadio (e nella cucina) di una famiglia perbene; chi nel sacco dei doni trova botte e manganellate. C'è chi racconta la vera, inquietante storia di Babbo Natale; chi quella di un artista col tormento del genio e chi aspetta proprio la Notte Santa per saldare i conti in sospeso. E non mancano delitti impossibili, storie di fratelli e coltelli, avventure di killer in crisi, leggende che scomodano gli spiriti di antica tradizione, fino a chiamare in causa il demonio in persona. Venti grandi firme della suspense all'italiana - da Biondillo a Macchiavelli, da Altieri a Vichi, da De Cataldo a Lucarelli - venti originali variazioni sul tema di una festa che, dopo aver letto quest'antologia, non avrà mai più la stessa faccia.
Molti non apprezzano le antologie, a me quando sono di una certa qualità non dispiacciono. Ecco perché oggi vi consiglio di leggere la raccolta "GIallo Natale" edito da Cairo, un libro adatto per le feste. Io l'ho letto con piacere, certo qualcosa ho saltato ma non vi dico cosa, ovviamente ;)
Tanti racconti, di grandi autori italiani, che si possono leggere fra una portata e l'altra, in coda al supermercato, comodamente seduti in poltrona. Inosmma vi basta una scusa. Segnalo in particolare il racconto di Carlo Lucarelli e un augurio, tanto per stare in tema: a quando un nuovo romanzo scritto così? (paolo roversi)
confessione firmata, 22/12/2006 09:55 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
giovedì, 21 dicembre 2006
Il libro (di un’altra/altro) che avresti voluto scrivere e il libro (tuo) che NON avresti voluto scrivere.
Il libro mio che NON avrei voluto scrivere non esiste. Non lo dico per presunzione, ma perché ne ho pubblicato solo uno, finora... =)
I libri altrui che avrei voluto scrivere sono tanti. Qui me ne vengono in mente due: "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo, romanzo dal respiro mitologico ed epico, che credo sia uno dei romanzi più importanti eppure più sottovalutati del Novecento italiano. E poi, sicuramente "American Tabloid" di James Ellroy, che in qualche modo è una summa del noir contemporaneo, capace di tenere storia, suspense e sperimentazione legati assieme a filo doppio

Sei uno scrittore di genere o scrittore toutcourt? Perchè?
Uno scrittore, secondo me, è uno scrittore e basta. Anche gli scrittori "di genere" in realtà scelgono di specializzarsi in un determinato genere per i motivi più vari. Ma un'opera letteraria non si ferma alla sua
etichettatura. Personalmente, il noir è secondo me un modo di intendere e servirsi di un certo immaginario: ma i noir che reputo più riusciti non sono mai fedeli al genere. Prendete "Romanzo criminale" di De Cataldo: lo definireste 'solo' un noir? Oppure, "Nada" di Manchette: è un noir o un romanzo sociale? I libri che si servono di un genere per parlare d'altro, sono quelli realmente meritevoli di essere letti. Anche il mio "Cane rabbioso" non saprei se definirlo come un noir, o semmai una parodia nera del noir.

Un sempreverde da tenere sul comodino, una canzone da ascoltare sempre, un film da riguardare.

Ultimamente sono un po' ossessivo. Non posso fare a meno di ascoltare 3 cose ininterrottamente sul mio iPod: "'A camorra song'io" degli 'A67,una vecchia traccia dei 24Grana intitolata "Nun me movo mai" e - che non c'entra niente con questi -  l'album "Liar" dei Jesus Lizard.
Sul tavolino accanto al letto ho sia l'"Odissea" (tradotta da Emilio Villa) sia una copia de "Il lercio" di Irvine Welsh. Mentre scrivo queste righe sto rivedendo "Goodfellas" di Martin Scorsese. Mi dispiace, forse sono un po' eclettici, come consigli di visione/lettura/ascolto...

Si può vivere di sola scrittura oggi?
In Italia credo si contino sulle dita di una sola mano, gli scrittori capaci di vivere dei propri libri. E intendo, dei soli libri. Tolti i diritti d'autore (irrisori), molto spesso occorre ruotare a 360 gradi attorno alla scrittura per sbarcare il lunario: collaborazioni con giornali, riviste e, se si è fortunati, una sceneggiatura.
Il che è tutto tempo tolto al lavoro di narratore.
Normalmente si crede che gli scrittori guadagnino chissà quanto: in Italia credo che siano una delle 'caste' più bistrattate. Come a dire "La scrittura è una passione, non può certo essere un lavoro". Un anticipo di un libro pubblicato basta si e no per pagare qualche spesa: da qui poi l'annosa questione dello scrivere solo ciò in cui si crede e del fare marchette. Ma a volte anche fare marchette è un'ambizione.
Personalmente, non so come avrei fatto se non avessi avuto in questi 3 anni una borsa di studio per il mio dottorato all'Università. Che sta finendo...

Favorevole o contrario alle scuole di scrittura creativa? Perchè?
Assolutamente contrario. Sono inutili. O meglio, parafrasando una frase di non ricordo più chi: "Le scuole di scrittura creativa sono utili nella misura in cui consentono agli scrittori che le tengono di sopravvivere"... Certo, esistono le tecniche di strutturazione della trama, di costruzione del plot, di editing: ma
sono tutte cose che si apprendono innanzitutto leggendo. E leggendo. E leggendo. Poi, acquistando qualche buon manuale di script. Ed esercitandosi.
Non posso condannare chi tiene corsi di scrittura creativa perché vuol dire che è riuscito a trovare un modo per "svoltare". Anche se, spesso, chi sa insegnare 'la tecnica' non la sa applicare. (paolo franchini)
confessione firmata, 21/12/2006 10:00 | Permalink | commenti (2) in parlatorio
categoria:scrittori in pillole
mercoledì, 20 dicembre 2006
In "Fuggevole turchese", come sa bene chi ha letto il romanzo, il protagonista schiatta. Tira le cuoia. Trapassa. Muore. Fine della saga? Neanche per idea.
Pressato dai lettori che arrivano persino a minacciarlo, il buon (?) Andrea G. Pinketts è costretto a far resuscitare il vecchio Lazzaro (mai nome fu più azzeccato) Santandrea. Ed è subito il caos.
Da Milano a Savona, dalla Sicilia a Chinatown (quella meneghina), nessuno può più stare tranquillo.
Un cadavere vestito da infermiere, un'infermiera nei panni di un cadavere, suore, travestiti, cinesi spietati, siculi cattivi, modelle modellate, medici, bare, baristi. Vale tutto: il nostro Lazzaro deve dimostrare di essere vivo, nonostante Clizia.
Una storia noir in cui ne succedono di tutti i colori, struggente e crudele, comica e grottesca.
Un po' come la vita. (paolo franchini)

Andrea G. Pinketts - NONOSTANTE CLIZIA - Mondadori      GIUDIZIO: duepistole
confessione firmata, 20/12/2006 08:30 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
mercoledì, 20 dicembre 2006
In una Francia corrotta, due giornalisti inseguono un serial killer che uccide le "Miss Yogurt" del paese. Negli anni cinquanta americani, un gruppo di paperi senza macchia e senza paura combatte per difendere i deboli. Nella Milano che piu' gli piace, una modella cerca successo in tv portandosi nella borsetta un riccio. Uno psicanalista indaga sull’uomo che trent’anni prima bruciava i bambini e che ora è tornato per bruciare i trentenni. Quattro storie i cui protagonisti sono emarginati orgogliosi. Orgogliosi di essere emarginati. (paolo franchini)

Andrea G. Pinketts - SANGUE DI YOGURT -Mondadori    GIUDIZIO:  duepistole
confessione firmata, 20/12/2006 08:00 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
martedì, 19 dicembre 2006
Non si vive di solo noir e sopratutto a Natale un bel libro di poesia è sempre gradito. Quello che vi proponiamo è di una delle firme di MilanoNera: Davide Fent.

Ho conosciuto Davide Fent prima dei suoi versi.
Tutto e il contrario di tutto. Ma due estremi, sempre.[...]
Davide era l’uomo ben radicato coi piedi nella vita ma anche il bambino stupito, col naso puntato in alto – e la bocca appena aperta – a rincorrere la bellezza di una farfalla. Un elfo dei boschi – o, meglio, del lago che gli sciacqua nel cuore – e il puntiglioso archivista di vita scritta.[...] Una contraddizione assoluta, insomma, a meno che…
A meno che non fosse un poeta. A meno che non scrivesse i suoi versi.
[...] Davide. Qualcuno che sa farsi da parte, parlare sottovoce, per non disturbare la recita della vita alla quale ci fa assistere. Quella vita che ha saputo vedere meglio di noi.
[...] voglio restare sospeso, a galleggiare nel tempo e nelle emozioni, nella favola della vita dove Davide vuole incontrare ognuno di noi.

(dalla prefazione di Luca di Fulvio)

Ci sono mondi sommersi difficili da sondare. Ci sono mondi che sembrano quasi inabissati: tanto lontani dalla luce che il loro respiro, quando c’è, sembra inesistente. In quel piccolo mondo antico che è il Lago di Como, in quell’universo quasi chiuso agli estranei dalle barriere naturali di montagne che sembrano voler chiudere ogni paesaggio, non è facile sentire la poesia della vita. C’è chi tenta e sprofonda. C’è chi scrive ed emerge. Quest’ultimo è il caso di Davide Fent, comasco di 39 anni, che alla professione di bancario affianca quella di giornalista e scrittore. Emersioni lacustri, il suo debutto poetico, raccoglie versi che ci riportano a quei semplici valori della vita che noi tutti, prigionieri del quotidiano, sembriamo aver dimenticato. Con la semplicità del poeta Fent racconta la bellezza dell’ingenuità e la faticosa coerenza di volere essere uomini adulti in un mondo adulterato. Ma soprattutto riesce a compiere una magia: ci ricorda che troppo spesso con le poesie ci comportiamo come con i vicini di casa o con le persone che amiamo. Le diamo per scontate, senza saper valutare in profondità il loro andare e venire.
(Gian Paolo Serino - La Repubblica)

Davide Fent - Emersioni Lacustri - Lietocolle
confessione firmata, 19/12/2006 10:30 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
lunedì, 18 dicembre 2006
Una bologna nera, un mafioso in fuga e in cerca di vendetta, un polizotto in bilico fra l'amore e il senso del dovere. Questi gli ingredienti principali del romanzo d'esordio del giovane Patrick Fogli "Lentamente prima di morire", finalista al premio Scerbanenco 2006.
Un libro davvero nerissimo, dal ritmo serrato, che si snoda fra le strade di Bologna e quelle di Sicilia.
Un noir tutt'altro che lento come suggerisce il titolo: la vicenda è una corsa contro il tempo per salvare la ragazza del commissario Gabriele Ricciardi, il protagonista, che se la deve vedere con un pericoloso boss mafioso e con un misterioso esperto di veleni che lo ha preso di mira... (paolo roversi)

Patrick Fogli - Lentamente prima di morire - Piemme    GIUDIZIO : duepistole
confessione firmata, 18/12/2006 10:30 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
domenica, 17 dicembre 2006
Lo scrittore in pillole di questa settimana è Roberto Mistretta. Scrittore siciliano molto conosciuto in Germania dove i libri con il maresciallo Bonanno vanno a ruba.

Il libro (di un altro) che avresti voluto scrivere e il libro (tuo) che NON avresti voluto scrivere
Questa non è una domanda ma una provocazione e ti rispondo altrettanto provocatoriamente. Il codice da Vinci per non dovermi più preoccupare dei quattrini; Il pasticciaccio di Gadda perché tutti lo citano ma pochi lo hanno veramente letto, le avventure di Sherlock Holmes per l’immortalità e, infine Dalia nera, perché incarna magnificamente come si dovrebbero scrivere dei noir d’autore.
Circa i miei libri, sono come i miei figli, tutti voluti, nessuno escluso, poi è chiaro che c’è quello che ti dà più soddisfazioni e quello meno brillante, ma non né rinnego nessuno.

Sei uno scrittore di genere o scrittore toutcourt, perché?
Le definizioni le lascio a chi ne sa più di me; mi ritengo un modestissimo artigiano che utilizza le parole per raccontare storie difficili da accettare. Al centro dei miei libri con protagonista il maresciallo Saverio Bonanno (in ristampa da Cairo editore a partire da maggio 2007), pongo sempre tematiche di forte impatto sociale: incesto, pedofilia, guerra in Kossovo, solitudine degli anziani, mafia, e altro ancora, mitigando tali foschissimi quadri con spassose cornici e personaggi ruspanti, per evitare al lettore di prendermi a pugni. Vedi, a volte diventa durissimo persino per me affrontare determinate tematiche, che scavano nell’abisso dell’uomo, laddove coabitano mostri che non vorremmo mai incontrare. Accanto a questi libri, per così dire impegnati, a riprova della mia assoluta mancanza di serenità mentale, mi diletto a scrivere romanzi per bambini e tenerissime fiabe.
 
Un sempreverde da tenere sul comodino, una canzone da ascoltare sempre, un film da riguardare.
E’ doveroso rendere omaggio alla mia solare Sicilia per tutto quello che ha dato e continua a dare alla cultura italica e non solo, e perciò cito, libro: Il consiglio d’Egitto di Sciascia; canzone: Povera Patria di Battiato; film: Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, nella sua versione integrale.

Si può vivere di sola scrittura oggi?
Ritengo di sì, se si riescono a vendere in Italia e all’estero, centinaia di migliaia di copie dei propri libri. Obiettivo non proprio a portata di tutti.
Oppure, se non si è famosissimi, vendendo i diritti al Cinema o in tivù, oppure ancora, se le copie vendute sono poche decine di migliaia, magari collaborando con testate giornalistiche, rubriche di settimanali e robetta così.
Vivere di scrittura specie qui in Italia, è una scelta molto coraggiosa che merita grande rispetto. Conosco alcuni scrittori che ci riescono bene, magari scrivendo sceneggiature televisive o per il teatro, oltre ai libri.

Favorevole o contrario alle scuole di scrittura creativa? Perchè?
Non esprimo giudizi, dico solo che, come in ogni scuola, tutto dipende dalla professionalità di chi la gestisce. Il talento nessuno può insegnarlo, o si ha o non si ha, punto. Le scuole di scrittura, quando sono serie, possono insegnare i primi rudimenti basilari a chi vuole cimentarsi in tale avventura, magari indirizzano, fanno emergere i limiti, non promettono miracoli. In caso contrario, la scuola di scrittura rischia di somigliare ad una grande tonnara e, come tutte le tonnare dove vige la mattanza, più tonni si arpionano, maggiore è il guadagno intascato. (paolo roversi)
confessione firmata, 17/12/2006 15:45 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:scrittori in pillole
sabato, 16 dicembre 2006
Cominciare a leggere un libro di Camilleri è un po' come incontrare un vecchio amico. Quello lo vedi per strada, ti si fa incontro a braccia aperte e comincia a parlarti con una voce familiare; questo te lo rigiri tra le mani, ne sfogli le prime pagine e ci ritrovi la scrittura inconfondibile, parole come "macari", "taliare" e quelle come "addrumato", aciddruzzo", "picciliddro", con quel "ddr" che si pronuncia quasi come il "dr" inglese, un suono a metà tra la "d" e la "g".
Poi però succede anche che un vecchio amico ti debba raccontare una brutta storia, e se lo fa con un sorriso amichevole e con qualche battuta per sdrammatizzare, non per questo quello che dice è meno sgradevole. È questo che capita con "La presa di Macallè".
La vicenda si svolge - a Vigata, inutile dirlo - nel 1935 al tempo dell'invasione dell'Abissinia da parte dell'esercito fascista; il protagonista è Michilino, un bambino di sei anni figlio del segretario politico del paese. Un bambino solo, nonostante gli si affollino attorno personaggi familiari e non, che sapendo già leggere e scrivere viene allontanato dalla prima elementare ed
affidato ad un maestro privato, e nella cui mente gli insegnamenti del catechismo e quelli della propaganda fascista si scontrano e si confondono portandolo a crearsi un proprio mondo fantastico in cui agli abissini "nivuri" ed ai comunisti si oppongono gli eserciti di Mussolini e di Gesù, eserciti di cui lo stesso Michilino si sente un combattente irregolare, armato di un moschetto giocattolo la cui baionetta ha lui stesso affilato ed appuntito come una vera. E in questo delirio lucido Michilino si costruisce una morale rigida cui obbedisce con inflessibile determinazione.
A Michilino viene sottratto tutto: affetti, amicizie, giochi, la stessa verginità; non però, contrariamente a quanto si afferma nel risvolto di copertina, la sua innocenza che lo accompagna fino alla fine di una storia che - nonostante le arguzie disseminate come al solito qua e là nella narrazione e la sensualità vulcanica che la caratterizza - mi sembra molto più cupa e pessimistica di tante precedenti opere di Camilleri, marcata com'è dall'epilogo crudo ed inesorabile.
"La presa di Macallè", scritta pochi anni fa, é anche una storia che può essere letta in chiave attuale: basti pensare all'onnipresenza della propaganda, strombazzata ad altissimo volume dalla radio - la televisione non esisteva ancora - alla figura incombente, istrionica e rassicurante del duce, all'esasperazione e alla criminalizzazione della rivalità politica ("Un comunista non è un omo, ma un armalo e perciò se s'ammazza non si fa piccato"). (ugo mazzotta)

Andrea Camilleri - La presa di Macallè - Sellerio  GIUDIZIO: trepistole
confessione firmata, 16/12/2006 17:19 | Permalink | commenti (3) in parlatorio
categoria:libri
venerdì, 15 dicembre 2006
New York, 2003. Il Male esiste. Il Male è insito nell'uomo. Lo sa molto bene Vincent Cave, detective della polizia di New York, che si trova ferito e imprigionato nelle cripte di un'antica chiesa gotica in pieno centro di NY, dove si sta svolgendo una messa nera. Cave con la sua squadra avrebbe dovuto fare irruzione nei sotterranei e fermare il rituale sanguinario, ma tutto risulta essere una trappola, e il detective è l'unico superstite della squadra d'assalto. In particolare i sacerdoti che stanno svolgendo il rito oscuro, appartengono alla Croce Incarnata, un'antica setta satanica dalle oscure origini, che si sta diffondendo a macchia d'olio negli USA. Vincent Cave fa parte di una speciale task force che cerca di sopprimere le oscure attività della setta impegnata nel commercio di bambini, nella produzione di "Snuff Movie" e in numerosissimi omicidi di stampo rituale. La Croce ha ammazzato i genitori di Vince e sua moglie nel suo triste passato, ed ora Vincent è spinto dalla vendetta, più che dal desiderio di giustizia. In questa notte, mentre la polizia farà una seconda irruzione nelle grotte, i satanisti riusciranno a fuggire, e Vince dovrà essere sottoposto a cure immediate. Al suo risveglio dovrà tornare sulle scene del crimine e aiutare l'Unità Sette e Omicidi Rituali, a fermare un serial killer appartenente alla Croce Incarnata, soprannominato Apocalisse, che strappa via i cuori alle sue vittime.
La storia è una di quelle molto avvincenti e movimentata. Ci sono numerose scene (sembra infatti un film) d'azione che invitano il lettore a proseguire nella lettura del libro che la fantasia di Piergiorgio riesce a portare a 422 pagine senza farlo sentire pesante. E questa è decisamente la qualità migliore del romanzo in questione.
Il libro eccede un po' nel numero di morti ammazzati (penso di aver perso il conto dopo gli 800 e non per modo di dire), ma scorre via bene e nonostante il sangue scorra a piene mani non risulta mai eccessivo, ma sempre in linea con il modo di raccontare; in tutto il romanzo infatti l'esagerazione è caratteristica comune.
Di particolare ricercatezza i riferimenti a Connelly che lo scrittore ha voluto diffondere durante la narrazione (Connelly e King sono infatti i modelli di riferimento di Pulisci).
Unica pecca è il lavoro di editing che lascia perplessi per la quantità di refusi rimasti nell'edizione definitiva. In sostanza un libro che non deluderà gli appassionati del genere truculento.    (stefano favaro)

Piergiorgio Pulisci - La Croce incarnata - La Riflessione   GIUDIZIO: duepistole
confessione firmata, 15/12/2006 10:40 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
giovedì, 14 dicembre 2006
Immaginate il paradiso in terra, con accanto l’altra perfetta metà della mela, per dare vita alla supercoppia ideale. Questo è il sogno del genio matematico Richard Silver, schivo inventore di Lisa, un supercomputer dotato di propria personalità, ubicato in un grattacielo nel cuore di Manhattan. Lisa immagazzina i dati provenienti dai test dei candidati che si presentano alla Eden, la società creata da Silver. I dati, trasformati in avatar, embrioni virtuali immessi in una vasca, fluttuano finché non agganciano il partner ideale. Massima riservatezza ed eccezionali misure di sicurezza, hanno permesso, in tal modo, di formare migliaia di coppie perfette e felici, e sei supercoppie.
Due anni dopo, però, inspiegabilmente, la prima supercoppia, si suicida. Ad indagare viene chiamato Christopher Lash, psicologo che ha lavorato con l’FBI. Lash, elabora un’autopsia psicologica e spulcia tra i supersegreti della Eden, poco convinto di trovarsi di fronte ad un duplice suicidio, i fatti presto gli danno ragione. Thriller di gran ritmo, sospeso tra realtà e fantascienza, sorretto da scrittura vivace e competente. (roberto mistretta)

Lincoln Child - Finché morte non vi separi - Sonzogno        GIUDIZIO: duepistole
confessione firmata, 14/12/2006 10:30 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
mercoledì, 13 dicembre 2006
Lunga, anzi interminabile biografia del boss della Camorria Mario Savio, noto alle cronache come “Maritiello o’ Bellillo”, il re dei Quartieri Spagnoli. Scritto sotto forma di lettera al figlio dal carcere di Sulmona in cui il boss sta scontando l’ergastolo, questo libro vorrebbe riportare il ragazzo, anch’esso in carcere, sulla retta via. In realtà le pagine trasudanti Rolex, Champagne, sparatorie mortali e corna alla  moglie Antonietta che, povera donna, deve fare tutto da sola perché il marito o è in carcere o è latitante oppure, quando non è impegnato con una rapina o un ammazzamento, sta nel letto di un’altra, sono letteralmente inzuppate nell’autocompiacimento.
Eh, sì, Maritiello o’ Bellillo si compiace per tutto: dall’amicizia per don Raffaele (Cutolo) al fatto di essere stato il primo a introdurre nei Quartieri spagnoli l’abitudine di rapinare banche e gioiellieri a mano armata, dalla smania delle signore vip tutte smaniose di fare quattro salti nel suo letto all’attaccamento (davvero incomprensibile) di quella santa donna di sua moglie, dai soldi con cui si è sempre comprato tutto meno il buon gusto al rispetto di cui gode in carcere. Sono così forti il compiacimento di sé (palese) e l’autoassoluzione (latente) che a un certo punto non si capisce più dove stiano i buoni e i cattivi e che senso abbia guadagnarsi duramente la vita quando i milioni di euro sono lì, a portata di mano e basta agitare un kalashnikov per averli. E naturalmente o’ Bellillo nonostante l’ergastolo ne esce come un eroe positivo. Altro che lettera al figlio per dissuaderlo!
Comunque è inutile sprecare tempo a spiegare che questo non è un buon libro. Perché le lungaggini, i predicozzi, le interminabili dissertazioni su concetti arcinoti, l’incapacità di rendere attraente perfino la malandrinaggine, lo rendono fin dalle prime pagine un libro noioso. (adele marini)

Mario Savio, Fabio Venditti - La mala vita. Lettera di un boss della camorra al figlio  - Mondadori   
GIUDIZIO: pallottola
confessione firmata, 13/12/2006 10:30 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
martedì, 12 dicembre 2006
Questo è un libro che bisogna leggere. Prima dovrebbero farlo gli scrittori, poi tutti i lettori perché è un'ode ad un lavoro eroico: quello del libraio. A cantare quest'ode sono firme illustri del giornalismo oltre a scrittori ed amici della libreria Lirus di via Vitruvio a Milano. Impoortanti penne che parlano di questa bella libreria dal volto ancora umano che sta a due passi dalla stazione centrale e che festeggia con questo volume i suoi primi quindici anni d'attività.
Un libro che trovate solo da loro ma che dovete assolutamente leggere. S'intitola IN LIBRERIA SETTE RACCONTI. La prefazione è curata da Marco Mereghetti e gli amici di Claudio e Salvatore, i due gestori della libreria, che hanno scritto i racconti sono Gianni Mura, Gianni Biondillo, Hans Tuzzi, Giorgio Terruzzi, Massimiliano Castellani, Giuseppe Viani e Alessandro Melis.
Per descrivere lo spirito di questo libro basta una frase, che prendo a prestito dalla prefazione di Mereghetti: "Claudio e Salvatore vendono l'unica cosa che quando dei ladri entrano in una casa, non si sognano neanche di toccare. Loro vendono libri". (paolo roversi)

AAVV - IN LIBRERIA - 7 racconti - Edizioni Lirus
confessione firmata, 12/12/2006 10:20 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
lunedì, 11 dicembre 2006
L'abbiamo letto in due, e ne volevamo parlate tutti e due. A Camilleri, poi, una doppia recensione non la si poteva negare...

La bravura di Camilleri non si smentisce nemmeno con questo nuovo libro anche se ormai la storia d'amore fra Montalbano e Livia sta assumendo i toni di una telenovela. Oltre agli altri immancabili ingredienti: le frecciate all'ex governo, le mangiate di pesce, le difficoltà con Lidia, il tormentone "lo faranno o non lo faranno?" del commissario con la stangona svedese Ingrid...
Una piacevole lettura; anche se la storia gialla non è certo di quelle da non farti dormire. Personaggi, dialoghi, situzioni: chiare e precise come sempre; il solito scoppiettante Catarella che con le sue battute basta da solo a giustificare la spesa del libro. La trama è presto detta: ci sono tre ragazze, anzi quattro con un tatuaggio di farfalla sulla spalla. Vengono dalla Russia (senza amore). Intorno a loro ruota tutta la vicenda che poi è la solita scusa per raccontare la Sicilia, il mare, Marinella, le passeggiate al faro, i pranzi da Enzo... Insomma avete capito. (paolo roversi)

Torna il commissario Montalbano, undicesimo romanzo della serie di Andrea Camilleri, un successo quasi senza precedenti, più di 6 milioni e mezzo di copie vendute in Italia, primi posti nelle classifiche di oltre 120 paesi, eroe televisivo interpretato dal bravissimo Luca Zingaretti . Il romanzo parte malinconicamente col tema dell' età "Ma cos'è 'sta storia dell'età" disse Montalbano secunno. "Com'è possibile che a cinquantasei anni tu ti senti vecchio? La vuoi sapire la vera virità?". "No" disse Montalbano primo. "E io te la dico lo stisso. Tu ti vuoi sintiri vecchio pirchì ti torna comodo. Siccome che ti sei stancato di quello che sei e di quello che fai, ti stai costruenno l' alibi della vicchiaia. Ma se ti senti accussì, pirchì come prima cosa non presenti 'na bella littra di dimensioni e ti chiami fora?".
Un romanzo stupendo. Ci sono i consueti ingredienti delle inchieste del commissario Montalbano. Vigata, le incongruenze verbali di Catarella, gli amici/colleghi Mimì Augello e Fazio, il dottor Pasquano, medico legale, bravissimo nel suo mestiere, ma dal carattere burbero, la trattoria da Enzo, con descrizione di piatti succulenti, che per gli amanti dell' enogastronomia e i golosi sono una tentazione continua, e poi il celibato adultero con la fidanzata eterna LIvia, rapporto sempre più tormentato. L' inchiesta parte con il ritrovamento in una discarica del cadavere di una giovane bellissima ragazza, che ha una farfalla tatuata sulla scapola, una "sfinge": una farfalla migratoria e notturna, come le nuove schiave. Montalbone si troverà invischiato in quel mondo tra prostituzione, anime devote, monsignori e preti.
C' è parallelamente il rapimento/scomparsa di un ricco commerciante. I "mostri" sembrano mulini a vento, "la provvidenza" è un prestanome criminale, i campi d' accoglienza degli immigrati sono lager, i sequestri di persona possono essere anche messinscena da operetta, e "la Buona volontà" piuttosto che pensare al recupero di povere ragazze, potrebbe essere un ulteriore passaggio nella schiavitù e nel dramma.
Malinconico e pungente più che mai, Camilleri traccia un altro arazzo raffinato e struggente. E Montalbano? Sempre più tormentato "Me lo spieghi bono che cosa sai fari nella vita a parte il misteri tò? Mangi, cachi, dormi, ti leggi qualchi romanzo, ogni tanto vai al cinema e basta. Non ti piace viaggiare, non fai sport, non hai hobby, e a ben considerare non hai manco amici coi quali passare qualichi orata..." .
Io lo amo da sempre, l'architettura romanzesca ironizza su se stessa. E diverte malgrado tutto.
(davide fent)

Andrea Camilleri - Le ali della sfinge - Sellerio    GIUDIZIO: trepistole
confessione firmata, 11/12/2006 12:40 | Permalink | commenti (2) in parlatorio
categoria:libri
domenica, 10 dicembre 2006
Il libro (di un’altra, altro) che avresti voluto scrivere e il libro (tuo) che NON avresti voluto scrivere
Il libro (di un altro) che avrei voluto scrivere: "I giovedì della signora Giulia" di Piero Chiara; il libro (mio) che non avrei voluto scrivere: il... prossimo, che sarà una "rimasticatura" editoriale dei due precedenti.

Sei uno scrittore di genere o uno scrittore toutcourt, perché?
Sono per forza uno scrittore di genere, perché scrivo saggistica e non narrativa. Ciò non toglie che poi mi dedichi ad argomenti molto diversi fra loro.

Un sempreverde da tenere sul comodino, una canzone da ascoltare sempre, un film da riguardare
Un sempreverde da tenere sul comodino: la "Divina Commedia"; una canzone da ascoltare sempre: quella che ci ha fatto sognare da piccoli; un film da riguardare: (quasi) tutti quelli di Kubrick.

Si può vivere di sola scrittura oggi?
Penso di essere fra le persone più indicate per rispondere, dal momento che mi divido tra giornalismo, scrittura e ricerca. Scrivendo per i giornali sì, si può vivere, ma dopo un periodo di "gavetta" e sacrifici che può essere anche molto lungo (c'è chi a 50 anni di età non ci vive ancora); scrivendo libri, solo se si è un best-seller (e anche questo richiede lungo tempo, e doti notevoli) oppure se si scrive un libro al mese, o quasi (c'è chi lo fa); quanto alla ricerca - collaborazioni con università, convegni, pubblicazioni di atti, brevi saggi, manuali ecc. -, anche in questo caso ci vogliono tempo e fatica, ma ci riescono assai in pochi.

Favorevole o contrario alle scuole di scrittura creativa? Perchè?
Contrarissimo per la scrittura creativa, favorevole per la saggistica. La prima è parte del dna dell'autore: o lo sai fare, o non lo sai fare; al massimo, puoi affinarla o far tuo uno stile piuttosto che un altro, ma questo lo si fa in un solo modo: leggendo, leggendo e ancora leggendo. Quanto alla saggistica, sarebbe lodevole "insegnare" a descrivere e/o spiegare le cose in modo chiaro ed efficace; il paradosso è che, a differenza della scrittura creativa, non lo fa nessuno. E allora, ancora una volta, non resta che leggere, leggere, leggere.
(paolo roversi)
confessione firmata, 10/12/2006 15:21 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:scrittori in pillole
sabato, 09 dicembre 2006
Il libro (di un altro) che avresti voluto scrivere e il libro (tuo) che NON avresti voluto scrivere
Avrei voluto scrivere Una questione privata di Beppe Fenoglio, siccome é già stato fatto, non mi resta altro che raccontare di uomini che hanno davanti un bosco, un muro o un mare, e che crollano, inseguiti, o hanno paura.
In quanto ai libri che non avrei voluto scrivere, non ce sono, se mai che avrei voluto scrivere diversamente. Tant' é che in una storia con la quale sto trafficando ultimamente, e che non si puó ascrivere al genere noir, tento di riprendere molte vecchie tematiche. 

Sei uno scrittore di genere o scrittore toutcourt, perché?
Non mi sento uno scrittore di genere, amo le contaminazioni, credo che Franz Krauspenhaar in una sua recensione al mio romanzo Quattro giorni per non morire, apparsa su Letture, abbia detto delle cose molto chiare, parlando di un libro che sta sul bordo del genere e di una << una storia impiantata sull' azione con la misurata lentezza...>>

Un sempreverde da tenere sul comodino, una canzone da ascoltare sempre, un film da riguardare.
Nessuno scrive al colonello, di Garcia Marquez é il sempreverde. La canzone quella del mio paesaggio e della mia lingua, Creuza de ma di Fabrizio De André. Un film da riguardare é la storia di un uomo che é riuscito a scappare, Papillon

Si può vivere di sola scrittura oggi?
La scrittura e la letteratura mi permettono di alzarmi la mattina all' alba, di respirare in un certo modo e di sognare. Sotto quest' aspetto non mi sfameranno ma mi << danno >> da vivere.

Favorevole o contrario alle scuole di scrittura creativa? Perchè?
Molto favorevole, nonostante non abbia mai seguito un corso di scrittura - ma questo perché finora non ho avuto occasione di farlo. Si impara a scuola a fare la malta per gli intonaci, le cotture dei piatti, il servizio a tavola, si impara a scuola a usare i colori e i pennelli, perché non si dovrebbe imparare a smontare un romanzo e rimontarlo e a usare la lingua e a dosarla. (diego david)
confessione firmata, 09/12/2006 11:37 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:scrittori in pillole
sabato, 09 dicembre 2006
Continuano all'insegna del giallo le iniziati culturali dell'autunno 2006 a Verona: giallo è infatti il colore delle foglie che cadono ma anche il colore dei romanzi polizieschi, giallo infine è il colore della linea tre della metropolitana milanese. 
L'Assessorato alla Cultura - Biblioteca Civica di Verona, in collaborazione con la libreria Il Minotauro di Verona, la Commissione Cultura della 2a Circoscrizione di Verona e il gruppo culturale Linguafranca di Villafranca (VR), propone una serie di appuntamenti dedicati a scrittori veronesi e milanesi di racconti gialli. Il prossimo appuntamento è per venerdì 15 dicembre, sempre alle 17.30, al Pad. 20/2 dell'Arsenale di Verona, l'attore Andrea Caltran leggerà inediti testi gialli, con ambientazione veronese, ispirati alla figura del commissario Ambrosio, celebre personaggio creato dalla penna dello scrittore scaligero Renato Olivieri. Gli autori dei racconti sono numerosi: Agostino Contò, Riccardo Coltri, Alberto Corradi, Roberto Fioraso, Davide Parma, Enrico Pieruccini, Giuseppe Rama e Massimo Tassi. 
Il programma delle iniziative continua però con altri tre incontri: 
Giovedì 7 dicembre, alle ore 21.00, presso il bar pasticceria Dolce Vita in via Messedaglia, 195 a Villafranca di Verona, Alberto Fezzi incontrerà Davide Parma e successivamente la pasticceria offrirà dolcetti ai partecipanti. 
Sabato 9 dicembre, alle ore 17.30, presso il Pad. 20/2 dell'Arsenale di Verona, Agostino Contò, Alberto Fezzi e Davide Parma incontreranno la scrittrice Valeria Montaldi. 
Infine, mercoledì 20 dicembre, alle ore 18.00, presso Scalo Café in via Risorgimento 2 a Villafranca di Verona Claudio Gallo e Beppe Muraro incontreranno lo scrittore Gianni Biondillo. Guido Galvanini proporrà nella serata alcune letture.

Per informazioni:
Claudio Gallo - Ufficio Manifestazioni Comune di Verona
Tel. 045/8079724 - fax. 045/8079727
claudio_gallo@comune.verona.it
confessione firmata, 09/12/2006 10:00 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:appuntamenti in giallo
venerdì, 08 dicembre 2006
Giancarlo Narciso con il suo Incontro a Daunanda edito da Dario Flaccovio si è aggiudicato ieri a Courmayeur il premio Giorgio Scerbanenco 2006 per il miglior romanzo noir italiano dell'anno.
Complimenti a Giancarlo da parte di tutta la redazione di MilanoNera.
confessione firmata, 08/12/2006 10:54 | Permalink | commenti (1) in parlatorio
categoria:premi letterari
giovedì, 07 dicembre 2006
E' uscito DizioNoir, la più completa guida agli autori e alle storie dell' inquietudine, da tenere sul comodino, e non può mancare agli amanti del genere, un solo appunto manca il riferimento a Milanonera, caro Mauro sarà nella prossima...
La letteratura noir e thriller sviscerata fin nel suo profondo. Più di 600 schede e 25 articoli a firma di grandi esperti del settore.
Si tratta di un dizionario della letteratura thriller, noir e spy story. L'analisi parte dalla nascita di questo genere con l'hardboiled di Dashiell Hammett e Raymond Chandler, negli anni 20/30 per arrivare fino ai giorni nostri coprendo non solo la letteratura italiana, anglofone e francofone ma anche dando un'occhiata fino ai paesi orientali e africani.
Nella prima parte troviamo le schede esaurienti (più di 400), che ci presentano i vari autori, curate da esperti del settore.
Nella seconda parte 25 articoli che approfondiscono tematiche importanti quali il polar (il poliziesco francese), una panoramica sugli italiani, i tipi psicologici nel thriller, il poliziotto nelle storie gialle italiane, thriller e internet, le riviste a tema, il cinema che attinge alla letteratura noir, l'omosessualità nel noir e tanto altro. (davide fent)

A cura di Mauro Smocovich  - DizioNoir - Delos books
confessione firmata, 07/12/2006 12:21 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
mercoledì, 06 dicembre 2006
Più che una storia, più che un thriller, questo romanzo è un incubo per famiglie per bene, ovvero per quei piccoli mondi sommersi da acque calme sotto la cui superficie, appena appena increspata, si agitano ribellioni micidiali, inquietudini devastanti, odi implacabilmente feroci.
Un sabato sera una famiglia della provincia bolognese viene massacrata. Padre, madre e figlia grande, vengono assassinati a coltellate mentre l’unica sopravvissuta, la figlia più giovane, viene violentata. Unico indiziato, il maturo vicino di casa che nutre una passione morbosa per la ragazzina sedicenne. L’uomo fugge con gli abiti insanguinati, portandosi dietro l’arma del delitto e tutti gli indizi portano a lui. Ma l’ispettrice Giulia Vita non vuole accontentarsi della soluzione facile e palese. Scava più a fondo, portando alla luce tante bugie mescolate a mezze verità tessute in modo da comporre trama e ordito di una realtà agghiacciante.
Scritto con un linguaggio essenziale, a tratti duro ma efficace come un verbale di interrogatorio, questo romanzo segna l’esordio nel genere noir di Andrea Cotti, poeta bolognese, autore di racconti per bambini e sceneggiatore. E si tratta di un esordio davvero molto felice. (adele marini)

Andrea Cotti - Un gioco da ragazze - Colorado noir    GIUDIZIO:  trepistole
confessione firmata, 06/12/2006 17:05 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
martedì, 05 dicembre 2006
È un bel romanzo, Nero in dissolvenza: un bel noir denso di fumo di sigarette, nebbia e cattiveria, scritto da Michelangelo Merisi (che ovviamente, è uno pseudonimo).
Una storia di provincia, come è giusto che sia un giallo italiano; una storia in cui il protagonista, il fotografo Alessandro, si trova invischiato suo malgrado, trascinatoci da una donna bella e sensuale; una storia cui non manca nessuno dei requisiti del noir. In primo luogo le tre S, sangue, soldi e sesso; poi un poliziotto, anzi una squadra di poliziotti tosti e pronti a torchiare il loro uomo; e infine, ma non meno importante, un'atmosfera cupa, sia da un punto di vista meteorologico, visto che la vicenda si snoda tra fine novembre e feste natalizie, sia da quello psicologico, dal momento che i personaggi che si muovono attorno ai protagonisti sono spesso schiacciati dal dolore, o resi ambigui dal sospetto e dalla paura.
La trama, com'è ovvio, qui non può essere che appena accennata: trae origine da un suicidio, quello del cugino del protagonista, cui non è facile dare una spiegazione, e continua con altre morti, ricatti e menzogne, fino al finale, che tiene fede al titolo del libro: nero, e in dissolvenza.
All'ultima pagina ci si arriva d'un fiato, con la voglia di scoprire come va a finire la storia, il che rimane lo scopo primo di ogni buon giallo o noir; e ci accompagna la scrittura di Merisi, adeguata alla materia che descrive, rapida e nervosa, spesso cupa, mai arida.
Un solo piccolo appunto: la storia è contemporanea, come testimonia l'uso frequente di cellulari e computer, ma uno dei collaboratori del grintoso commissario Manetti viene identificato come un appuntato, grado non più in uso nella polizia di stato italiana da un bel po' di anni.
Una piccolezza, naturalmente, che non toglie niente ai meriti del libro. (ugo mazzotta)

Michelangelo Merisi - Nero in dissolvenza - Contatto Edizioni        GIUDIZIO: duepistole
confessione firmata, 05/12/2006 09:40 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
lunedì, 04 dicembre 2006
Inizamo con Patrick Fogli una nuova rubrica dedicata agli scrittori esordienti. Patrick ha avuto un successo folgorante con il suo romanzo "Lentamente prima di morire". Tra l'altro, visto che si apre fra pochi giorni il NoirFest, segnalo che Patrick è fra i finalisti del prestigioso premio Scerbanenco.

Con quale alchimia hai convito il tuo editore a pubblicare un esordiente?
Non so se un romanzo si possa definire un'alchimia.
Di fatto è stato quello che li ha convinti. Hanno letto "Lentamente prima di morire" e gli è piaciuto.
Forse non è una cosa troppo consueta nel mondo editoriale italiano (ultimamente, però, meno di quanto si pensi), ma è andata esattamente così.

Consiglieresti a chi scrive di seguire un corso di scrittura  creativa? perché?
Qui bisogna intendersi bene. E sapere dall'inizio cosa ci si aspetta da un corso di scrittura.
Non credo che si diventi scrittori facendo un corso di scrittura.
Per scrivere un romanzo ci vogliono molte cose. Creatività, oltre che buona scrittore. Strumenti di narrazione, oltre che capacità di tenere in piedi una storia dopo averla creata. Autocritica, anche, perchè comunque bisogna essere in grado di tagliare se stessi. O di rendersi conto di quando è necessario farlo.
Alcune di queste cose si possono insegnare, altre no.
Diciamo che un corso di scrittura è utile se possiedi alcune di queste doti e vuoi imparare a "maneggiarle".
Oppure - dato che comunque la scrittura è comunicazione, a tutti i livelli - se vuoi migliorare il tuo modo di comunicare. Non penso che si possa dare la patente di scrittore. Penso che si possono insegnare i metodi, questo sì.

Autore preferito (perchè?)
Bella domanda. E risposta complicata da dare.
Perché probabilmente qualche anno fa ti avrei fatto dei nomi diversi e fra qualche anno te ne farò di altri ancora.
Improvvisando potrei dirti qualche nome. Jean Claude Izzo e Michael Cunningham , per esempio. Mi piace la malinconia di quello che scrivono. L'autenticità e la sincerità dei personaggi. Il ritmo e la musicalità delle parole.
Salman Rushdie è un creatore di mondi, di personaggi, di parole, di storie fantastiche eppure incollate al reale, anche quando non lo sembrano.
Roth, per la durezza e la precisione con cui descrive il mondo contemporaneo.
Fra gli scrittori italiani sono piaciuti moltissimo gli ultimi romanzi di Simona Vinci e di Eraldo Baldini.

La più bella soddisfazione avuta come scrittore?
Essendo non solo scrittore, ma anche esordiente, te ne racconto due.
Aver visto il romanzo in libreria e la reazione che ha avuto chi l'ha letto.
E l'invito al Festival di Mantova, la partecipazione di pubblico all'evento e il calore della gente alla fine della chiacchierata.

Gli italiani, oltre che poeti e navigatori, sono tutti scrittori. Non sarebbe meglio che leggessero di più e scrivessero  di meno?
Non so se sarebbe meglio che scrivessero di meno. Sicuramente se leggessimo di più sarebbe una gran cosa. Servirebbe probabilmente anche ad alzare il livello di quello che si scrive.

Quando trovi il tempo per scrivere e cosa fai nella vita per  vivere?
Non è che lo trovo. è che mi costringo a trovarlo. Di solito di notte, dato che durante il giorno faccio l'ingegnere informatico.

Si può vivere di sola scrittura oggi? Pensi che ci riuscirai un  giorno?
Vivere si può vivere di tutto, credo. Dipende da quali sono le tue necessità (economiche in larga parte).
Per vivere di scrittura in Italia bisogna fare davvero molte cose e non tutte direttamente attinenti alla scrittura. Oppure vendere moltissimo. Ho la fortuna di avere un lavoro "normale" che mi piace molto e per il momento va bene così.

Che opinione hai degli agenti letterari? Ne hai uno?
Non ho un'opinione degli agenti letterari. Ho un'opinione della mia, dato che è quella che conosco bene.
E sono molto contento del rapporto che abbiamo e del lavoro che facciamo insieme.

Favorevole o contrario ai premi letterari? Hai mai partecipato?
Favorevole a tutto quello che serve a far parlare di libri e di scrittura.
Tranne quando si parla di eventi negativi, come succede in questi giorni per la vicenda di Saviano.
Ho partecipato a premi sia come esordiente che come scrittore. Senza successo in entrambi i casi.

Per cosa faresti carte false (editorialmente parlando)?
Per riuscire a pubblicare sempre e nel migliore dei modi le storie che ho voglia di scrivere.
E per fare in modo che la gente che le legge le ami come ho fatto io scrivendole.
(paolo roversi)
confessione firmata, 04/12/2006 10:00 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:esordienti di successo
venerdì, 01 dicembre 2006
Amici (e)lettori di noir preparate i telecomandi e i videorigestratori. Domenica 3 dicembre, all'interno del TG4 delle 13.30, nell'ambito della rubrica letteraria Il leggio verrà recensito il mio romanzo La mano sinistra del diavolo.
La notizia mi è giunta un paio di giorni fa e sinceramente non so come reagire visto che non è esattamente il tg che seguo ogni giorno...
Non ho la più pallida idea di come il mio libro sia capitato fra le mani dei giornalisti del TG4. Comunque mi fa piacere. Sembra che quel telegiornale sia visto in media da 1 milione e settecentomila persone. Servirà a vendere qualche copia, no?
Io putroppo non lo potrò vedere in diretta, sono a Bolzano per una presentazione. Per chi volesse intervenire, fra un mercatino e l'altro, l'appuntamento è sempre per domenica 3 dicembre alle ore 11 presso l' Associazione culturale Sciarda.
* * *
Per quelli che se lo fossero perso, ecco qui sotto i 18 secondi di celebrità video concessi al libro.
confessione firmata, 01/12/2006 11:10 | Permalink | commenti (11) in parlatorio
categoria:appuntamenti in giallo
giovedì, 30 novembre 2006
Treviso è una città deliziosa. Pare essere stata costruita, e conservata, per mostrare una certa grazia di acque ed edifici, di angoli e vedute. Per indurre una certa arte. Per far nascere artisti.
Luisa e Fulvio Ervas  con questo romanzo hanno arricchito il Giallo italiano di un nuovo romantico protagonista, l' ispettore Stucky, introverso, poetico, enogastronomo, investigatore in una Treviso ricca di vetrine e osterie, una Treviso incantevole cittadina tra la riva destra del Piave alla confluenza tra il Sile, fiume di risorgiva ed altri corsi d'acqua.
L' ispettore Stucky si trova il giorno dopo il funerale del collega e amico Martini ad avere a che fare con un molestatore di avvenenti commesse del centro.
Molestastore particolare, che dopo aver aggredito le sue vittime, lascia in una tasca un cioccolatino, un bacio perugina con tanto di dedica. Parallelamente nel romanzo ci sono descritte le sedute psicanalitiche di un proprietario di una discarica, che ha scelto come psicologo il dottor Kuto Tarfusser, personaggio che insieme al suo paziente è uno dei protagonisti di questa vicenda che fino alla fine non dà modo di capire il colpevole. Perchè oltre alle molestie avviene quello che il Vescovo, le autorità, i giornalisti speravano scongiurare, l' assasinio di una bellissima commessa di colore.
 "Era un negozio d' abbigliamento femminile, tessuti e tagli di gran lusso, quelli preferiti dalle donne avvocato, consulenti d'azienda, grandi signore inclini all' eleganza. Del corpo si era accorta la donna delle pulizie, entrata come ogni mattina dal retro del negozio, dove c'era il piccolo bagno. Si era occupata del bagno e poi del pavimento del negozio, aspirato e lavato di buona lena. Quando aveva lanciato uno sguardo alla vetrina aveva visto il corpo di una donna steso ai piedi di un cappotto color tabacco..." 
Per Stucky  e il suo nuovo collega Landrulli si apre una corso contro il tempo per scoprire l' assassino o l ' assassina, e il Natale si avvicina .
Tra sere che sivolano via veloci dentro la notte scura, stelle finalmente visibili in serate fredde e secche, tra osterie ricche di ottimi piatti e ottimo vino si dipana un Giallo avvincente e ricco di colpi di scena e personaggi da incorniciare, un altro capolavoro che arriva dalla Provincia. (davide fent)

LUISA CARNIELLI ERVAS - FULVIO ERVAS - Commesse di Treviso - Marcos y Marcos  
GIUDIZIO:  duepistole
confessione firmata, 30/11/2006 10:10 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
mercoledì, 29 novembre 2006
Palermo. Due giovani fratelli, tanto diversi eppure così simili nell’incapacità di dare voce al profondo dolore che li accomuna per la perdita precoce del papà. Roberto Corsaro, il maggiore, avvocato penalista, in procinto di diventare papà di Rebecca, lo esprime con la sua ipocondria e i mille malanni immaginari. Fabrizio, giornalista di nera, insonne, è un puttaniere matricolato, e quello strazio lo annega nelle donne. Il romanzo, procede con la doppia voce narrante dei due fratelli.
Un’anziana viene trovata assassinata, i risparmi sono spariti e la sua giovanissima badante, l’avvenente polacca, Magda, si è dileguata. La sorella, Monika, si rivolge all’avvocato Corsaro per difenderla dall’accusa di omicidio a scopo rapina. Intanto un sacerdote, esperto di Cristianesimo delle origini, viene crocifisso come Gesù. Fabrizio si appassiona al caso e cerca nelle pieghe avariate delle religioni, la chiave di lettura, scavando tra i frammenti di Qram e la setta degli Esseni. Scrittura irriverente e mordace per questo giallo tutto siciliano, col vice questore catanese, Fisichella, in gran forma. (roberto mistretta)

Salvo Toscano - L’enigma Barabba - Dario Flaccovio Editore    GIUDIZIO :  duepistole
confessione firmata, 29/11/2006 10:22 | Permalink | commenti in parlatorio
categoria:libri
martedì, 28 novembre 2006
Non è la prima volta che leggo qualcosa scritto da Enrico Luceri e se torno a farlo non è solamente per il legame affettivo che mi lega a lui, ma soprattutto per il piacere di lasciarmi trascinare dai meccanismi perfetti dei suoi racconti. L’autore è infatti sempre molto attento e accurato nella costruzione delle trame al punto da lasciare spazio solo ai più piccoli dettagli, come si conviene a un giallo puro, di quelli che il lettore deve cercare tra le righe. Sa che ci sono perché il vero giallo deve essere onesto, seppur ingannevole, e deve impegnarsi per arrivare un attimo prima del detective di turno (che lo sia o meno di professione). E con la stessa cura Luceri realizza le sue trame, giocate spesso su delicati meccanismi psicologici, impegnandosi a stupire il lettore solo al momento opportuno, in quel limbo dove meraviglia e incredulità si incontrano per fare luce sulla vicenda. Leggere Luceri significa anche questo, lanciarsi in una sfida con l’autore, una sfida di intelligenza, fino all’ultima parola. E sembra davvero di verderli i suoi personaggi, così concreti e reali, vicini a ognuno di noi, con le loro manie, i vezzi, le paure e le disillusioni. Quattro racconti legati da un filo conduttore che allo stesso tempo incastra l’autore stesso nei suoi racconti, raccontandosi a volte, reinventandosi delle altre. E potremmo davvero esserci tutti noi in queste storie. E alla fine scoprirci capaci di chissà cosa. Basta tanto poco alle volte, per diventare chissà chi, magari uno scrittore di gialli. Con le proprie paure. E una vita segreta, incoffesabile.
(andrea franco su gentile concessione di operanarrativa.com)

Enrico Luceri - Vita Segreta di uno Scrittore di Gialli - Magnetica      
confessione firmata, 28/11/2006 10:32 | Permalink | commenti in parlatorio
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martedì, 28 novembre 2006
pulisci
confessione firmata, 28/11/2006 10:15 | Permalink | commenti in parlatorio
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lunedì, 27 novembre 2006
Maxime Chattam, giovane scrittore d’Oltralpe, ambienta i suoi thriller a Portland, Oregon. Si è fatto un nome già all’esordio con “L’anima del male”, ed ha confermato il suo talento col sequel “In tenebris”. Anche in questo nuovo thriller, “Il veleno del ragno”  che chiude la trilogia, torna Joshua Brolin, ex profiler dell’FBI. Con lui ritroviamo Annabel O’Connell, pelle d’ebano e investigatrice di razza del 78° di New York.
Una storia truce quella raccontata da Chattam. Sidney Folstom, la direttrice dell’obitorio, mentre compie l’autopsia, è travolta dall’orrore: il cadavere con gli organi già fuori, si risveglia. Un anno dopo, un folle terrorizza Portland, con rari ragni dal morso mortale. Come se non bastasse, si diverte ad uccidere le sue vittime ed appenderle in enormi bozzoli di tela di ragno. La sua firma è inconfondibile: le vittime urlano mentre muoiono. E intanto, nottetempo, continuano a sparire giovani donne. A Colin e alla sua collega, spetterà risolvere il cupissimo mistero che li porterà entrambi, ad un passo dall’abisso. Scrittura vivace e gran ritmo per un thriller d’autore. (roberto mistretta)

Maxime Chattam - Il veleno del ragno - Sonzogno    GIUDIZIO: duepistole
confessione firmata, 27/11/2006 16:22 | Permalink | commenti in parlatorio
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